atelier design IV (2)

Si è concluso il corso “Atelier Design IV” che ho tenuto presso il Dipartimento di Pianificazione, Design, Tecnologia dell’Architettura, Università La Sapienza Roma, a.a.2018-19.

Le premesse del corso hanno spinto verso il ribaltamento del ruolo canonico con cui siamo soliti identificare il designer/progettista, visto sempre più come un mero creatore di oggetti o tutt’al più un professionista con competenze tecniche, in sintonia con le spinte verso un dominio scientifico sempre più forte nell’ambito della cultura contemporanea. Il corso invece ha voluto rimarcare la centralità dell’ “uomo pensante” all’interno del mondo contemporaneo con i suoi problemi, spinto alla ricerca, prima di tutto, di una poetica personale da sviluppare e all’interno della quale operare come progettista.

manifesto urbano anti capitalista

Questo sforzo di ribaltamento dei ruoli ha inoltre caratterizzato il corso anche da un punto di vista metodologico/didattico per cui lo scambio didattico usuale (dare/avere) fosse sempre il più possibile aperto a un continuo scambio che non ponesse barriere dal punto di vista del ruolo formale studente/docente, permettendo sempre e senza mai nessun filtro o censura che le proposte degli studenti fossero sempre accolte e fatte proprie dal docente (nella piena convinzione che un corso è sempre un momento di scambio tra tutti coloro che ne fanno parte e che forse l’unico vero momento che spetta al docente è la rottura degli indugi della lezione di apertura, subito dopo il vortice dello scambio di conoscenze, stimoli e capacità è continuamente alimentato).

Da questo punto di vista il corso ha vissuto molti e diversi momenti che hanno permesso il confronto continuo tra tutti i lavori attraverso consegne pubbliche dei lavori e mostre degli elaborati come pratiche orizzontali così da permettere a tutti di influenzarsi reciprocamente:

-presentazioni pubbliche a schermo

-lavoro in classe su modelli

-affissione e mostra di tavole e disegni

-autovalutazione interna del corso

-critics day con le valutazioni da parte dei docenti: Sabrina Lucibello, Daniele Mancini, Spartaco Paris

-incontro speciale con Nero Edizioni (Sara Catenacci e Lorenzo Gigotti) e Peter Lang per presentare il libro “Global Tools 1973-1975: quando l’educazione coinciderà con la vita”

Il tema del corso è stato definito come “Esperimenti di “Total Design” presso la Galleria Alberto Sordi a Roma”, ovvero il ripensamento totale della Galleria dallo spunto di farci un allestimento. L’esplorazione della capacità del design di intendere una progettazione a tutto tondo (dal vestito dei commessi alla ruderizzazione del manufatto; dal battito d’ali di una farfalla a scenografie spettrali abbandonate).

Qui una sintesi del lavoro prodotto dai 15 gruppi di progettazione che hanno presentato come elaborati d’esame un book formato A5 e un quadro (stampa su supporto rigido) formato 50x35cm

durante gli esami

GRUPPO 1 (Massaro; Tanzi; Tumminello)

Questo progetto prevede la ruderizzazione della Galleria, accettando il degrado e l’abbandono come processo naturale, e inserendo delle strutture precarie all’interno.

GRUPPO 2 (Ercoli; Jellyman; Di Stefano)

Questo progetto, tramite il continuo raffronto con il libro NO LOGO di Naomi Klein, immagina una risposta all’iperconsumo della società contemporanea con una sottrazione di identità della Galleria attuando una strategia di debranding. Al centro della Galleria viene proposta una grande rete metallica che funziona come un vortice-gabbia di loghi.

GRUPPO 3 (Mantini; Orlandi; G. Orsini; M. Orsini)

Questo progetto riflette sulla possibile riapproprazione della Galleria da parte della natura come elemento capace di riscoprire un’estetica primitiva fino a contemplare la presenza di una possibile fauna (partendo dalle farfalle).

GRUPPO 4 (Mazzoni; Medina; Merola)

Questo progetto punta sull’intimità come modalità di rifunzionalizzazione della Galleria, innescando una serie di ambienti domestici e con una struttura verticale che racchiude spazi e segreti.

GRUPPO 5 (Farace; Iacuitti; Petitta)

Il progetto rielabora e rifunzionalizza gli spazi della Galleria trasformando i suoi spazi in un grande contenitore espositivo sui temi della sostenibilità con spazi interattivi o aree dedicate alla formazione e strutture sospese a creare collegamenti aerei.

GRUPPO 6 (Fioravanti; Iacono; Guarnieri; Grilli)

E’ un progetto che si pone da subito in sfida ipotizzando il completo allagamento della Galleria. Da qui una serie di suggestioni artistiche e poetiche definiscono l’intervento in una sorta di completa ridefinizione dell’ambiente antropico in uno primitivo/naturalista.

GRUPPO 7 (Grimaldi; Ferracci; Giacinti)

Un progetto in bilico tra rudere e luna park, come la parabola del clown, che fa ridere ma anche paura. Tra citazioni dei giardini all’inglese dei finti ruderi e Coney Island, vengono immaginate delle strutture leggere e pericolanti che assomigliano a scale sbagliate o scenografie abbandonate.

GRUPPO 8 (Iorio; Galanti)

Ispirandosi al mondo delle favole e della fantasia (Alice, Pimocchio, Willy Wonka, Peter Pan), questo progetto si racconta come un sogno prendendo le sembianze formali di una sorta di spazio invaso da tubi colorati con funzioni e significati diversi.

GRUPPO 9 (Manca; Morcella)

Questo lavoro esplora il potere sotto forma di mass media, partendo dall’universo Disney e la sua trasmutazione in un esercito creativo e passando per i simulatori di realtà virtuale e il mondo dell’arte (dalla street art di Bansky a quella di Shepard Fairey), proponendo la trasformazione della Galleria in una sorta di Dismaland (l’installazione temporanea di Bansky definita da lui stesso “un parco tematico non adatto ai bambini”).

GRUPPO 10 (Gentile; Ghirardi; Rizzo; Fantera)

Questo progetto riflette sulla dialettica contrastante tra lusso e povertà ispirandosi alle immagini dell’artista visivo Ugurgallen. La Galleria diviene il luogo deputato per mettere in scena il conflitto tra ricchezza e povertà, in un racconto sempre ficcante intervallato da reclame ironiche sull’assurdità della società occidentale.

GRUPPO 11 (Micanti, Mignardi, Miseo)

Il progetto parte dalla volontà di dar luogo ad uno scontro di classe tra ceto alto e ceto basso con l’obiettivo dell’inclusione, inserendo nell’attuale configurazione della Galleria un mercato locale. Questo esperimento sociale diviene anche un espediente per la costruzione di strutture elementari dette “trabiccoli” in legno che nascono dalla tipica cassetta per la frutta.

GRUPPO 13 (Lai, Foti, Laurenti)

Un progetto che si confronta con la folla immaginandolo come un elemento di design. Sono individuate due funzioni specifiche per il giorno e per la notte: la palestra e la discoteca, due funzioni aggregative di persone e capaci di aggregare e di avere uno spirito comunitario. Una struttura di tre cubi è addossata alle pareti interne della Galleria.

GRUPPO 14 (Di Paola, Lausi, Mancini, Osvaldi)

Il progetto si rivolge all’agricoltura e al cibo come fonti ispiratrici. Si ipotizza la trasformazione della Galleria in un mercato dove mangiare prodotti autentici e allo stesso tempo immaginando la presenza di serre specifiche per la coltivazione sulla sommità dell’edificio. Una struttura è progettata per funzionare da collegamento verticale ed arrivare su una grande terrazza con vista.

GRUPPO 15 (Galluccio; Kosiara; Lucarini)

Questo progetto punta sul confronto tra la società produttiva e la società che produce, volendo mettere in evidenza le disparità che le caratterizzano. Attraverso l’uso di sculture iper realiste si immagina di ridefinire gli spazi della Galleria in modo da sensibilizzare i visitatori sul problema dello sfruttamento.

 

 

il “Tavolone Interattivo” Fragility and Beauty, Museo della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci”, Milano, 2019

Il “Tavolone Interattivo
Allestimento mostra “Fragility and Beauty: taking pulse of our planet from space”
presso il Museo della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano, 2019
Project team: Mattia Darò (designer), Viviana Panaccia (curator), Vertigo Design (art direction)
Progetto multimediale: Pesci combattenti, NeoTech
Realizzazione allestimento: Architettura&Allestimenti
Committente: ESA – Agenzia Spaziale Europea
Dimensioni: 190mq
Costo allestimento: 100k €

Studi sui confini di Roma Sud e Roma Nord

Studi sui Confini di Roma Sud e Roma Nord

O forse storia dei conflitti geosociali tra differenti classi sociali (che rivendicano la loro appartenenza con filosofie esistenziali) [sotto titolo aggiunto ad aprile 2020]

Abbiamo abbattuto i muri ma i confini sono ancora forti… ricerca urbana, con declinazioni socio antropologiche, dei confini tra Roma Sud e Roma Nord per evidenziare quello che non si vede ma si sente…

Questo lavoro visivo indaga la “dimensione mitologica contemporanea” della differenza antropica delle due aree di Roma. Sulla base dei materiali forniti dalla rete (mappe, foto aeree, fotografie panoramiche da strada) si riflette sulla definizione fisica di possibili confini percettivi.

Rilevare, oggi più che mai, non si limita a riportare i dati dello stato di fatto, ma a comprendere l’indicibile dei luoghi.

È vero che il mondo è ciò che noi vediamo, ed è altresì vero che nondimeno dobbiamo imparare a vederlo”. [Maurice Merleau Ponty, Il visibile e l’invisibile, 1964]

(REPOST di Timia Edizioni >> LINK)

[Aggiornamento Agosto 2019]

approfondimenti:

LINK Corriere 2019

LINK Repubblica 2021

Le Coliche “Essere poveri a Roma Nord”
Uno sketch “dialetti romani” di Pilar Fogliati
I Cani “I pariolini di 18 anni”

I pariolini di diciott’anni comprano e vendono motorini,
Danno le botte di cocaina,
Fanno i filmini con le quartine
Perché anche se non fosse amore
Non per questo è da buttare
Com’è logico che sia

Loro sono gli ultimi veri romantici
Loro sono gli ultimi veri romantici

Rilevare dati che più che fisici sono socio-antropologici in realtà ci pone anche di fronte al fatto che il confine lineare potrebbe in realtà trasformarsi in confini “ad isola”, ovvero delle enclave all’interno delle aree geografiche della città che presentano le condizioni cercate. Si ipotizzano delle esemplificazioni:

mappa dei confini con l’ “enclave Roma Sud” di montesacro
mappa dei confini con l’ “enclave Roma Nord” di mostacciano

[Aggiornamento Ottobre 2019]

Questo invece un esempio che propone l’invenzione dell’idea di “edificio enclave di Roma Sud“, in questo caso la famosa casa convenzionata di Viale XXI Aprile di Mario De Renzi, vita del sud in un quadrante nord:

una scena del film “una giornata particolare” di ettore scola (1977) girata sulle terrazze della casa federici

O il caso del “sistema di villette, enclave di Roma Nord” nel quadrante dell’EUR.

Come Villa Cavazza di Adalberto Libera del 1961-64

scena del finale del film “L’ultimo bacio” di Gabriele Muccino, 2001, girato in gran parte nel distretto delle ville dell’EUR

[aggiornamento Novembre 2019]

Questa esplorazione di un dato fenomenologico diffuso nell’immaginario popolare fa leggere le dinamiche e le tensioni urbane con approcci diversi e interpretazioni alternative a quelle usuali, aprendoci a ipotesi e conclusioni non previste, inaspettate.

A questo proposito continuando le indagini sulla base dei dati prodotti da #mapperoma (LINK) di cui quest’anno è uscita la pubblicazione “Le mappe della disuguaglianza. Una geografia sociale metropolitana” a cura di K.Lelo, S.Monni, F.Tomassi, Donzelli editore, Roma, 2019, qui di seguito sono elaborate due mappe-dicotomiche che a loro volta provano a ridefinire i perimetri in relazione alle diversità di indici sociali come il livello d’istruzione e quello del reddito.

[aggiornamento Aprile 2020]

L’interesse per una simbiosi dell’uomo con la natura fa parte di nuove (per quanto sempre esistite) pratiche filosofico-esistenzialiste in cui l’uomo tende a voler o meno riconoscersi.

Dagli influssi orientali a nuove teorie salutiste si assiste a un diffondersi di pratiche di vario tipo (come yoga, meditazione, arte terapia, scuole alternative steiner-waldorf, pratiche eco-sostenibili etc. etc.). E’ difficile da dimostrare ma sono convinto che tali nuove pratiche siano molto più diffuse nel territorio “settentrionale” che in quello “meridionale”. Di nuovo una conferma che il nord permette una maggiore astrazione dalla vita terrena di quanta ne sia possibile al sud, fattore che sicuramente poggia su una sostanziale maggiore ricchezza e quindi possibilità di non essere strettamente legati al contingente e alla concretezza.

così questa riflessione sulle culture alternative come riflesso di nuclei sociali più benestanti, mi porta a pensare a Calcata, piccolo comune a nord di Roma, nel territorio provinciale di Viterbo, che si trova arroccato su una montagna di tufo ed è costituito da un piccolo borgo. Nei primi del novecento il borgo venne pian piano disabitato poiché considerato pericolante per il cedimento del tufo. Ma poi pian piano venne rioccupato da persone che se ne innamorarono e oggi nel borgo vivono circa 70 persone, italiani e stranieri, tra cui vi è un nutrito gruppo di artisti che negli anni ’60 decise di scegliere il borgo come residenza di vita e di lavoro. Tra di loro un abitante noto del comune è sicuramente Paolo Portoghesi, professore ed architetto romano che ormai da tempo risiede e lavora lì.

Una scelta che appare in diretto rapporto con una filosofia di maggiore empatia con la natura, di un rapporto diretto con un sentimento di affinità spirituale all’ambiente inteso come sistema primario dell’habitat dell’uomo.

Che poi mi riporta alla mente alcune tensioni inizio XX secolo in piena esplosione delle conquiste della società industrializzata che vedeva in contrapposizione alcune tensioni culturali molto ben espresse ad esempio nel mondo dell’architettura (contro le società iper-urbanizzate come la Ville Radieuse di Le Corbusier o la Grossstadtarchitektur di Ludwig Hilberseimer al quale si contrapponevano posizioni che immaginavano l’architettura come un organismo più integrato nel paesaggio naturale, ad esempio Bruno Taut supportato dalla teorie di Paul Scheerbart della Glassarchitektur o anche della Broadacre City immaginata da Frank Lloyd Wright, si pensi anche alla sacralità della montagna nello Zarathustra di Nietzsche e all’influsso ancor prima della pittura romantica).

Tornando a Paolo Portoghesi segnalo un lavoro interessante volto proprio a indirizzare alcune scelte formali architettoniche con il paesaggio naturale, in particolar modo riferito al territorio geologico di Roma Nord e delle sue forre. Questo lavoro è stato presentato all’interno della mostra “Roma Interrotta” a cura di Giulio Carlo Argan e Christian Norberg-Schulz nel 1978.

[aggiornamento 06/12/2021]

Chi è cresciuto a Roma Nord ha fatto il Vietnam
Claim pubblicitario di agenzia immobiliare di lusso a Roma Nord

ROMATODAY LINK

Insomma mi piace definire Roma Nord come la nostra West Coast, luogo maggiormente votato all’estetica e alla spiritualità. Dove, sorprendentemente, sono prevalentemente rimasti i germi seminati negli anni ’70: amore libero, naturalismo, cultura/etica del DIY (do it yourself). Traducendosi spesso anche in mancanza di una vera socialità urbana (che si esprime anche nelle modalità abitative urbane, per cui la vita si svolge all’interno degli habitat e non al di fuori), si litiga e si ama via intermediari (avvocati o guru che siano).

LINK

atelier design IV (1)

Quest’anno ho intrapreso un nuovo percorso di insegnamento e ricerca presso il PDTA (Dipartimento di Pianificazione, Design, Tecnologia dell’Architettura) della Facoltà di Architettura Università La Sapienza di Roma.

All’interno dell’atelier ho intrapreso un percorso dove il tema di corso (un allestimento urbano) vuole confrontarsi con i grandi temi e problemi della nostra società all’interno del quale trovare le fonti di ispirazione poetica del proprio progetto.

DECADENZA
oggi in molti sostengono che il mondo contemporaneo stia attraversando una sua fase di grande crisi che coincide con il suo ingresso in un’era di decadenza (la crisi ambientale, la crisi di sistema, la crisi etica..).

Rif: M.Onfray, Decadenza: vita e morte della civiltà giudaico-cristiana, Ponte delle Grazie, Firenze, 2017

DECRESCITA
la decrescita forse è un termine che mitiga il significato negativo della decadenza e che forse può risultare come un’opportunità, “sarebbe meglio parlare di ‘acrescita’ come si parla di ‘ateismo’… l’abbandono di una fede o di una religione”, una nuova fase della storia dell’umanità che metta in gioco un nuovo modo di stare al mondo.

Rif: S.Latouche, Breve trattato sulla decrescita serena, Bollati Boringhieri, Torino, 2008

IPERCONSUMO
è un dato di fatto che viviamo ormai in una società che ha di gran lunga oltrepassato la dimensione nota come consumistica, virando verso l’iperconsumo che ci rende non più solo schiavi del consumo ma anche inscindibilmente partecipativi di questa dimensione di fede del consumo a tutti i costi.

Rif: M.D’Eramo, Il selfie del mondo, Feltrinelli, Milano, 2017

Invitando tutti i partecipanti del corso a riflettere su queste tematiche ho assegnato loro un tema di allestimento urbano all’interno della Galleria Alberto Sordi, in pieno centro di Roma (Piazza Colonna), luogo sede delle più importanti cariche politiche, baricentro del “parco commerciale” del tridente stradale del centro storico (Via del Corso, Via Ripetta, Via del Babuino), luogo di passaggio dei flussi del turismo di massa romano.

Nell’ottimo feed back ricevuto, nei lavori in corso stanno emergendo molteplici letture in cui l’aspetto analitico si confronta con la produzione dell’oggetto/oggetti allestitivo/i attraverso una attenta ed intelligente capacità di interazione con il contesto, inteso non solo nel suo manufatto fisico, ma anche nel suo essere identificato con le fenomenologie della società contemporanea di cui sopra.

All’interno del corso si è svolta una AUTOVOTAZIONE dove sulla base di una mostra di tavole in formato A0 gli studenti si sono auto giudicati secondo questi temi:

#1 LA TAVOLA CHE AVREI VOLUTO FARE IO >> gruppo che ha ricevuto più preferenze: Gruppo 10

#2 LA SEZIONE/PROFILO (AL 20) CHE SINTETIZZA MEGLIO IL PROGETTO >> gruppi che hanno ricevuto più preferenze: Gruppo 1, Gruppo 2, Gruppo 5

#3 L’IMMAGINI (FOTOMONTAGGIO, COLLAGE) CHE EMOZIONA >> gruppo che ha ricevuto più preferenze: Gruppo 7

IMMAGINI DAI PROGETTI:

Gruppo 1, ruderizzazione della Galleria

Gruppo 2, ‘debrandizzazione’ del luogo

Gruppo 6, decontestualizzazione ambientale

Gruppo 7, luna park

Gruppo 9, il grande fratello “wonderland”

Gruppo 10, impegno sociale; Gruppo 11, decontestualizzazione sociale

 

Gruppo 4, muri abitati; Gruppo 5, infrastruttura volante; Gruppo 13, scatole ad innesti; Gruppo 14 terrazze serre

 

fotomontaggi|fotocollage: progetto

All’interno del mese della fotografia, promosso e organizzato da FARO, si è svolta presso la Casa dell’Architettura la conferenza dal titolo “Soggetto: Architettura” [LINK]

Qui ho partecipato con interesse contribuendo ad un dibattito sul terreno fertile di scambio tra le due discipline con un intervento sui nuovi territori della fotografia nell’era della post-fotografia (cito Juan Fontcuberta, La furia delle immagini, Einaudi, 2018).

Una società oggi più che invasa dalle immagini: tra fake photos, smartphone, social, le immagini oggi rappresentano un vero e proprio linguaggio (contesto prefigurato in parte dall’atlante Mnemosyne di Aby Warburg così come dal Musée Imaginaire di André Malraux) che tutti utilizzano.

In questo frangente, denunciando il mio compulsivo consumo di immagini e il mio conseguente lavoro iconoclasta ho presentato alcuni mie produzioni di immagini (foto, collage, visual..) così come alcuni esiti di lavori all’interno dei corsi dove insegno.

Sostenendo che la fotografia è strumento importantissimo nella narrazione del progetto, in particolar modo se utilizzata attraverso strumenti creativi come il fotocollage, il rimontaggio di immagini diverse, la creazione di una visione, perché è necessario uscire dalla “dittatura dell’iper-realismo” della cultura del render che oggi più che mai sta limitando e spegnendo le capacità poetiche dei progettisti.

Arquitectos Romanos en el Mundo

MatDaro© a Bogotà all’interno della mostra “Arquitectos Romanos en el Mundo”, ospitata dalla sede de la Sociedad Colombiana de Arquitectos Bogotà dal 13 al 29 Marzo [LINK].

In particolare, sarà esibita l’esposizione itinerante che l’Ordine degli Architetti di Roma e Provincia ha selezionato e presentato alla XV Triennale di Architettura di Sofia “INTERARCH 2018” [LINK] e che racconta la qualità del progetto, il valore del made in Italy e la professionalità degli architetti romani.

Sono esposti questi tre progetti:

  1. il progetto di allestimento della galleria espositiva nella sede dell’Agenzia Spaziale Italiana di Roma >> LINK
  2. il progetto di concorso per delle residenze speciali a Milano Sesto >> LINK
  3. il progetto doubling home, ampliamento di una casa privata a Roma >> LINK

StorArchCont @IED a.a.2018/19

Sono convinto che viviamo in tempi complicati, ambigui e transideologici.

Come dice Alfredo Jaar, attraverso le parole di Antonio Gramsci “il vecchio mondo sta morendo, il nuovo mondo tarda a comparire..

Partendo da questo presupposto, ho proseguito anche quest’anno l’esperimento di trasformare il corso di “Storia dell’Architettura Contemporanea 1” presso l’Istituto Europeo di Design in un laboratorio, in cui le opere, come i concetti, diventano materiale da rielaborare e ricollocare in proprie “storie”, cogliendo aspetti che altrimenti, in un percorso più lineare, sarebbe difficile cogliere: l’affinità delle opere concepite in anni completamente diversi, l’importanza di progetti solo pensati in relazione a opere realizzate, la difficoltà di accostare opere completamente diverse che poi studiando rivelano di trovare delle affinità..

Il “gioco/studio” è stato così concepito: ho selezionato una cinquantina di opere, diciamo importanti e a mio avviso significative, rappresentative della storia dell’architettura contemporanea nella dizione tradizionalmente riportata dai libri (dal 1750 a oggi).

A seguire, in un sorteggio casuale, ho assegnato ad ogni studente un’opera. Ho poi chiesto agli studenti di raggrupparsi secondo un criterio a loro avviso convincente (affinità tematica delle opere, amicizia, capacità di collaborare…) e di definire un titolo/tema che caratterizzasse il gruppo e divenisse il primo spunto per sviluppare una tesi.

Poi, attraverso un lavoro di fotomontaggi, collage, diagrammi concettuali, assemblaggi visivi e anche azioni performative, assieme a me, ogni gruppo ha portato avanti il lavoro per sostenere una piccola storia/tesi.

Circa ad un mese dall’esame, abbiamo organizzato una giornata di critics con Gianfranco Bombaci, coordinatore della scuola di Design IED, Emilia Giorgi, critica e membro del consiglio direttivo InArch Lazio, Marco Maria Sambo, consigliere OAR e direttore della casa editrice AR edizioni e della rivista AR magazine, in cui attraverso una presentazione pubblica i gruppi hanno presentato lo stato dell’arte del loro lavoro.

A seguire, c’è stato un lavoro di approfondimento di ogni gruppo, in relazione ai giudizi ricevuti, che in alcuni casi ha permesso anche di individuare dei sottogruppi ulteriori fino all’esame di oggi..

LEARNING FROM STUDENTS

gruppo #1 “la grande città

Ludwig Hillberseimer, Grossdadt Architektur; La città nuova, Sant’Elia; Broadacre City, Wright; New Babylon, Constant; City in the air, Isozaki; Arco monumtale dell’EUR, Libera; World Trade Center, Yamasaki

gruppo #2 “b(l)aukunst

Wolkenbugel, El Lissistky; Petersschulle, Meyer; Rooftop in Wien, Coop Himmelb(l)au

gruppo #3 “iconoisiv

Fun Palace, Price; Centre Pompidou, Piano e Rogers; La maison des jours meilleurs, Prouvé; Atalnpole, Kollhoff; Neue Stadt, Ungers; Chicago Tribune competition, Loos; The city of tomorrow, Ferriss; Campo Marzio, Piranesi

gruppo #4 “materico vs. onirico

Danteum, Terragni; Motel Agip, Ridolfi

gruppo #5 “senza inizio né fine

Guggheneim, Wright; Casa Papanice, Portoghesi; Trés Grand Biblioteque, OMA; Apple Campus, Foster

gruppo #6 “contenitori

Crystal Palace, Paxton; La cupola geodetica su manhattan, Fuller; Monumento Continuo, Superstudio; City Tower, Kahn; Musée du Loubre ad Abu Dhabi, Nouvel

gruppo #7 “abitare

Ville Savoye, Le Corbusier; Unità d’abitazione, Le Corbusier; Golden Lane, Smithson; Case study house 22, Koenig

gruppo #8 “caostruttivismo

Lenin Institute, Leonidov; Narkomfin, Ginzburg; Convention Hall, Mies van der Rohe; Fire Station, Zaha Hadid

gruppo #9 “the greatest archishow

Cimitero di Modena, Rossi; Everything is architecture, Hollein; Parc de la Villette, Tschumi; Guggheneim, Gehry

Design 4 @IED Design a.a.2018/19

Imparare a progettare significa imparare a raccontare. Questo alla base dell’esperimento svolto nel corso Design 4, tenuto da me e Daniele Mancini presso lo IED Design Roma in un percorso in cui questo rappresenta il primo step che poi porterà alle tesi finali riguardanti il progetto di un Nuovo Museo della Comunicazione presso il quartier generale di Poste Italiane all’EUR. Per raccontare al meglio le proprie intenzioni progettuali abbiamo chiesto un “wild book” un diario emotivo e visivo delle proprie intenzioni progettuali, capace di tirare fuori suggestioni, influenze, ricerche, ossessioni, desideri, ambizioni e primi slanci progettuali. Ieri gli studenti ce l’hanno consegnato, assieme al neo coordinatore della scuola di design Gianfranco Bombaci, in una giornata ricca di stimoli e visioni e di voglia di mettersi in gioco…

Alcuni estratti più interessanti dalle pagine dei wild book:

La parte di ricerca confluita poi nella parte del corso dedicata al progetto è stata necessaria per portare il progetto ad essere un wild poem liberando la creatività in una ricerca totale verso esperimenti di trascendenza formale che in particolar modo grazie all’uso dei plastici (in sinergia con il modulo di docenza di modellistica di Marco Galofaro) ha visto concretizzarsi le istanze poetiche più profonde nei progetti di tesi capaci di portare i progetti oltre il loro mero dato oggettuale (il superamento del realismo, vedi Mark Fisher “Realismo capitalista”) per ambire appunto ad un’ esperienza progettuale trascendente.

Qui la presentazione dei lavori sullo IED ROME YEARBOOK a.a.2018/19 >> LINK

photocollage “concorso di progettazione per opere di pedonalizzazione e riqualificazione nel II municipio di roma”

Campagna visual per il concorso di progettazione “Riqualificazione e pedonalizzazione di due spazi pubblici nel II municipio di Roma” che è il primo concorso organizzato dal nuovo Ufficio Concorsi dell’Ordine degli Architetti di Roma >> LINK

bandito da Municipio Roma II con la collaborazione del Consiglio Nazionale degli Architetti, l’Ordine degli Architetti di Roma e Provincia e l’InArch Lazio (LINK)

december post

Un nuovo aggiornamento sulle recenti attività professionali in cui mi trovo coinvolto:

-l’Ordine degli Architetti di Roma festeggia con un evento il primo anno di insediamento del nuovo consiglio, il 5 Dicembre presso la Casa dell’Architettura dalle 16:00 (LINK); proprio circa un anno fa ho accettato con entusiasmo di prendere parte a questo nuovo corso con il primo atto formale ovvero la delega del Presidente per formare la nuova Area Concorsi, l’evento sarà l’occasione per fare il punto, su cui riferirà il consigliere Andrea Iacovelli, sul lavoro di questo primo anno che sta maturando e portando i primi risultati (LINK)

-Relativamente alla mia attività di responsabile dell’Area Concorsi dell’OAR, segnalo che dopo la firma con il 2° Municipio (LINK) con cui stiamo lavorando per uscire tra poco per dei concorsi per delle pedonalizzazioni e riqualificazione di spazi pubblici, il 7 Novembre è stato firmato al Campidoglio il protocollo d’intesa tra Roma Capitale, OAR e CNAPPC per promuovere dei nuovi concorsi di progettazione (LINK)

-Proseguono anche gli incontri della nuova vita di InArch Lazio: dopo la presentazione dei due giovani studi Orizzontale e Parasite 2.0, un bel confronto tra un gruppo di “artigiani” e uno di “sofisti” accomunati da un nuovo modo di ragionare e praticare un’architettura sempre più effimera, a cura di Matteo Costanzo ed Emilia Giorgi, qui trovate il VIDEO della serata, si è svolto lo scorso 26 Novembre l’evento di consegna del Premio alla Carriera (premi RomArchitettura, sesta edizione) a Massimiliano Fuksas, una bella serata che ha avuto l’onore di essere ospitata da Palazzo Taverna, oggi sede della University of Arkansas, già sede storica e gloriosa di InArch negli anni di Bruno Zevi: QUI trovate una serie di immagini della serata

-Prosegue l’intenso e super stimolante lavoro allo IED per le nuove tesi (a.a. 2018-19) assieme a Daniele Mancini per un nuovo Museo della Comunicazione nel “Poste Italiane District” dell’EUR, se siete curiosi e avete voglia di impicciarvi vi segnalo che esiste un gruppo FB dove potete iscrivervi e interagire con noi, PROPRIO QUI

save the world

SAVE THE WORLD #01

Ed infine eravamo a Novembre. In piena stagione delle MEGA-PIOGGE. Sono anni ormai che in questo periodo, in particolare in questo mese, la città è completamente allagata. Alcuni si muovono con piccole imbarcazioni (ormai acquistabili su Amazon per poco più di 1M€)…

SAVE THE WORLD #02

La cosa incredibile è che lo stavano guardando in tanti, tantissimi. Oltre alla platea, l’intervento era trasmesso su moltissime piattaforme televisive. Finalmente Hans Blü, dopo i tanti anni di attivismo, che parla nella sua veste di segretario generale dell’UE. Da una parte i tanti sostenitore, dall’altra la curiosità di molti, e in ultima istanza l’attenzione dei suoi detrattori, la diretta era seguita da moltissimi…

SAVE THE WORLD #03

Nella Zona Rischio Contagio c’era una vasta depressione ormai costantemente allagata che era diventata una sorta di lago. Lì si diceva che esisteva una pericolosa pratica consistente in gare di sci d’acqua con motoscafo dove i più temerari sfidavano un pilota dal viso mascherato e una donna con i vestiti ed i capelli neri, carnagione chiara, e che nessuno era riuscito mai a vincere…

SAVE THE WORLD #04

Sconvolgente! Sì d’accordo il mito della zona a rischio contagio, della sua fauna, dei suoi abitanti ma venire a scoprire che in realtà si trattava di una città nella città Travis non se lo sarebbe mai aspettato. A maggior ragione di una città contenuta in parte dai relitti degli edifici, capannoni, manufatti industriali e dall’altra parte nel sottosuolo con tunnel e spazi scavati in parte nelle alture presenti nell’area e in parte occupando e allargando fognature, grandi cavedi, cantine e magazzini interrati presenti…

SAVE THE WORLD #05

L’8 Dicembre fu una giornata davvero infelice. L’attacco provocato dalle forze dell’ordine contro i “nomadi pattuglianti” non fu una cosa normale: 12 morti (di cui 1 poliziotto e 11 antagonisti), 55 feriti, era un bilancio da guerriglia. L’operazione era stata ordinata per sgomberare un edificio occupato ma, si diceva, che in realtà la polizia sospettava che tra i “nomadi” si fossero nascosti alcuni membri della banda colpevole dell’omicidio di Hans Blü…

SAVE THE WORLD #06

Si trascinò con immensa stanchezza verso questa strana insegna che gli si poneva di fronte ad un ingresso in mezzo a dei baracconi industriali. “Disneyland”. Pioggia, dolori muscolari, la ferita aperta sulla gamba. Era davvero stremato per quanto Travis era tendenzialmente abituato a ridursi in questo stato. Pur non aspettandoselo ebbe la prontezza di rendersi conto di essersi ritrovato in un vero e proprio agguato…

SAVE THE WORLD #07

Travestiti da Santa Claus, con delle maschere da pagliaccio, entrarono in cinque all’interno del casino. Erano armati di fucili a canne mozze e non esitarono ad utilizzarli subito contro la sicurezza e in aria infondendo terrore nella sala. Poi si avvicinarono ai cassieri, ne presero un paio e li fecero sdraiare a terra schiacciandogli la canna dei fucili sulle nuche. Agli altri intimarono l’ordine di svuotare le casse e riempire i sacchi rossi con tutti i soldi. Uno dei cinque contava il tempo “45 secondi”, cadenzando il ritmo dell’azione…

SAVE THE WORLD #08

Travis, dopo aver dormito qualche ora e con ancora una piacevole sensazione di sbronza, seguì le indicazioni fornitegli da Marilyn Manson, e uscito da Disneyland con passo lento, poiché la gamba faceva male, si ritrovò nelle prime ore dell’alba in una sorta di piccolo villaggio, fatto di capanni di lamiere, autocostruzioni in legno, muri di mattoni tirati su in una notte. Doveva cercare la porta con il segno “bandersnatch”. Oggi tutti conoscevano quel simbolo, tutti ne parlavano, simbolo per alcuni di una nuova fede e per altri di profondo dileggio…

SAVE THE WORLD (remake shot-for-shot del primo paragrafo di episode#1)

Ed infine eravamo a Novembre.
“Cazzo Novembre”. Disperazione. Mai che si potesse saltare questo mese.
E pure quest’anno sembrava così uguale all’anno scorso e anche a quello prima..
Oramai eravamo abituati ma fortunatamente non ci si abitua mai. Noi “privilegiati abitanti” dei “tourist disctrict” vivevamo sott’acqua…

RI.USO progetto di ricerca per il riuso politico dello spazio pubblico, 2018

RI.USO progetto di ricerca per il riuso politico dello spazio pubblico, il “caso progetto” del progetto della connessione tra i quartieri Esquilino e San Lorenzo a Roma
Competition organization: CNAPPC
Year: 2018
Project: Mattia Darò
Collaborator: Giulia Buchler

OBIETTIVI
Viviamo in uno stato di forte crisi del senso dello spazio pubblico
Si propone un suo riuso che fonda sul suo senso primario, uno spazio che sia di tutti e non di qualcuno in particolare. Oggi siamo invasi da questioni che uccidono questo concetto fondativo di ogni tessuto urbano. Temi come la sicurezza, l’efficienza, la concretezza hanno ucciso la possibilità di lasciar vivere gli spazi in uno stato più indeterminato. Perché il concetto di spazio pubblico, di tutti e non di qualcuno in particolare, rende la sua utilizzabilità non determinabile, non prevedibile, non circoscrivibile. Tutti aspetti che oggi sono considerati come non più praticabili. E quindi dovremmo arrenderci alla scomparsa di una delle acquisizioni più importanti nella storia dell’umanità ovvero la costruzione di uno spazio pubblico?
La ricerca propone una riflessione finalizzata a un’idea progettuale mediata da casi storici emblematici che riportano lo spazio pubblico nella sua veste da protagonista (con un fine univoco dettato dalla sua intrinseca destinazione ma anche dalla molteplice ed eclettica funzionalità).

tavola 2

AZIONI
1 riappropriazione dello spazio pubblico non come mera distinzione proprietaria ma come rivoluzionaria idea dell’uso dello spazio.
2 eliminazione barriere, ostacolo sempre più forte alla creazione di una rete sistemica dello spazio pubblico che possa espandersi anziché richiudersi
3 attraversamenti, tentando di andare nella direzione di favorirli anziché ostacolarli
4 connessioni, ridefinire le possibilità di connettere diversi luoghi della città, di mettere a sistema poli urbani diversi
5 rizoma, la modalità rizomatica definisce le qualità di uno spazio pubblico che possa ramificarsi, anche imprevedibilmente, tra edifici, spazi aperti, passaggi e/o sottopassaggi, strade e portici etc.
6 attacco a terra, rimarcare l’importanza della quota a livello terra come nevralgica per un riuso dello spazio pubblico che riemerga lì dove è nato, ovvero il vuoto che si costituisce tra l’edificato.
7 riuso edificato esistente, nel riconfigurare le gerarchie spaziali l’approccio progettuale nel riutilizzare i manufatti esistenti deve tenere conto di questa ambizione dello spazio pubblico a riconquistare un ruolo da protagonista nella città

tavola 3

CASI STUDIO

la città del Nolli

Oltre ad essere una pianta di Roma molto dettagliata e molto ben fatta, la straordinarietà di questa mappa è stata di aver osato dare una lettura dello spazio pubblico inconsueta:

lo spazio pubblico infatti si insinua (attraverso la tecnica di disegno del poché) anche all’interno degli edifici, nelle corti e i giardini o negli interni delle chiese). Lo spazio pubblico diventa un sistema che oltrepassa i confini definiti.

Gli enclosure acts

Con il termine enclosures ci si riferisce alla recinzione dei terreni comuni (terre demaniali) a favore dei proprietari terrieri della borghesia mercantile avvenuta in Inghilterra tra il XVII ed il XIX secolo. Gli enclosure acts danneggiarono principalmente i contadini, che non potevano più usufruire dei benefici ricavati da quei terreni, a favore dei grandi proprietari: per le recinzioni era necessario sostenere spese di tipo privato ma anche legali, che scoraggiavano i piccoli proprietari. Alla fine del XVIII secolo, tale sistema aveva portato alla concentrazione della proprietà terriera nelle mani dell’aristocrazia inglese e, inoltre, aveva creato una massa di lavoratori disoccupati, la manodopera a basso costo che sarà quindi impiegata nel nuovo ciclo produttivo industriale. Tale sistema però fu reso necessario dal continuo aumento della domanda di beni agricoli alla quale il vecchio sistema agricolo non poteva far fronte in quanto i terreni erano coltivati da contadini che si occupavano dello stesso campo solo per un anno, e che quindi non erano motivati a migliorare le condizioni del terreno. Con le enclosures i grandi latifondisti affittarono i terreni a coltivatori diretti che se ne occupavano, pagando però affitti molto alti, per diversi anni, apportando miglioramenti quali-quantitativi all’agricoltura inglese. In pratica sono delle recinzioni delle terre comuni (common lands, common wastes) e dei fondi indivisi (open fields). [da Wikipedia]

L’ingresso gratuito nei musei nazionali inglesi

Sono passati più di 17 anni da quando il Regno Unito ha approvato la legge che ha reso gratuito l’accesso ai musei nazionali. I dati ci dicono che ciò ha comportato un aumento dei visitatori del +51 per cento. I luoghi della cultura aperti hanno attirato numerosi utenti in più, ma soprattutto nuove categorie di visitatori: la cultura a costo zero ha fatto in modo che la classe media e i cittadini meno abbienti, spesso estranei alla didattica museale e alle manifestazioni intellettuali, perché impossibilitati a poter pagare un costo oneroso per l’accesso in questi edifici, abbiano la possibilità vivere e riscoprire la cultura in modo indipendente. Anche in questo caso, così come le chiese romane evidenziate dalla pianta del Nolli, lo spazio pubblico invade degli interni di edifici pubblici, costruendo una fascinosa continuità tra esterno e interno basata sul concetto dello spazio pubblico.

La basilica Santa Maria Maggiore, navata passante dell’asse sistino

Nella rete di interventi urbanistici di Sisto V la Basilica di Santa Maria Maggiore rappresentava il nodo centrale degli assi sistini, a metà strada dell’asse San Giovanni – Trinità dei Monti così detto Strada Felice a controbilanciare l’asse della Via Papalis, tra Colosseo e San Pietro. Si immagina dunque la basilica come un “luogo di passaggio”, la navata come una galleria del culto e dei pellegrini.

Il concorso Berlin Haupstadt: la proposta Smithson

Una piattaforma/città pedonale distaccata dalla città delle auto.

Nel loro approccio progettuale ideologico, gli Smithson in una chiara prima messa in crisi del sistema della città moderna incentrata sulla macchina, propongono di portare su un nuovo livello la città pedonale, permettendo così di riconquistare la città a dimensione pedone.

Opera Garnier

Il progetto emblematico di una sezione di uno spazio pubblico che da esterno diventa interno.

L’opera come il teatro rappresentano il simbolo architettonico della belle epoque, un periodo di pace e benessere di cui Parigi è la capitale indiscussa. E come tale, l’atrio di questi edifici rappresentava il salotto della nuova società, un salotto della città come nel caso dell’Opera Garnier.

I passages

L’invenzione dei passages o delle gallerie afferma l’idea di avere uno spazio pubblico o ad uso pubblio all’interno degli edifici, anche per fini puramente commerciali, l’embrione dello shopping e del centro commerciale.

Nella visione degli “architetti rivoluzionari” questi luoghi dovevano rappresentare gli “spazi democratici” perché potenzialmente accessibili a tutti.

lo spirito di Simmel

L’opera di Georg Simmel, sociologo, ci pone di fronte alla realtà della città moderna e della sempre crescente perdita dei criteri fondativi della idea classica della città intesa come spazio generato per aggregare, mentre la cultura moderna ci vuole invece portare verso una cultura dell’individualismo più sfrenato e pauroso dell’altro.

“Il tipo metropolitano si crea un organo di difesa contro lo sradicamento di cui lo minacciano i flussi e le discrepanze del suo ambiente esteriore.”