Oss.01: Hans Poelzig

Percorsi non lineari tra ossessioni d’architettura.
Metodo di autodisciplina per la cultura delle immagini.

Per scrivere di architettura servono sempre delle immagini. Ma di certo sarebbe molto bello per un architetto riuscire a scrivere le immagini. Nell’indecisione di quali immagini usare: 2, forse 3 o meglio 4, ma ogni immagine un progetto (scelta che comporta di selezionare in modo sintetico una sola immagine per progetto, può una sola immagine raccontare un progetto?) comincio.

Non è che non conoscessi Poelzig, mi ricordo pure di essere andato in pellegrinaggio, in uno degli ortodossi e immancabili tour architettonici a Berlino, a vedere la casa della radio. Ma quando mi sono imbattuto sulla rete (devo, per correttezza, perché altrimenti mi infastidisce fare pubblicità ai social network, citare il social network Pinterest che tramite i suoi algoritmi alle volte riesce davvero a propormi cose che proprio volevo vedere) in un disegno di progetto (immagine 1) della Casa dell’Amicizia a Istanbul… Sono impazzito. L’embrione dell’ossessione si era ormai formato.

The “Haus der Freundschaft” Instanbul 1916

Poi dagli algoritmi è di nuovo spuntato Poelzig e la foto d’epoca della facciata laterale della Fabbrica di acido solforico, facente parte del complesso dell’industria chimica Milch&Co., presso Luban, 1911-12 (immagine 2).
Talmente forte da disturbarmi nel sonno. Inquietante? Megalitica? Megalomane? Anche ora se la guardo mi prende allo stomaco.

Industria chimica Milch&Co., presso Luban, 1911-12

Sempre più turbato ho detto che dovevo approfondire. Senza timori.
Sono andato a cercare alla biblioteca di Roma Tre (che ringrazio) le monografie su Poelzig prestabili.
Ne ho trovate due: una quella Electa, curata da Theodor Heuss e una curata da Marco Biraghi, edita da Arsenale Editrice.
Finché saltuariamente ti appaiono alcune immagini (prima nella forma di iconcine poi se clicchi a dimensione display smartphone o addirittura schermo pc) puoi anche tentare di essere vago e spostare l’attenzione su altro. Ma quando hai per le mani i libri. Beh. E come si fa? Ossessione totale. Un disegno dopo l’altro che si susseguono, creandoti quella sensazione di appagamento e allo stesso tempo speranza di trovare ancora di più e di meglio..
Cito ancora con l’intento di trovare l’autodisciplina nella cultura delle immagini, che è l’intento di questa categoria di post scritti sul conturbamento che possono provocare le immagini:

Immagine 3: (tra addetti conosciamo tutti le immagini degli interni cavernicoli) ma soffermatevi sulla facciata del Grosse Schauspielhaus di Berlino, 1919 e sula foto che vi propongo

Großes Schauspielhaus, Berlino, 1919

Immagine 4: Esemplificativa di varie tratte da un progetto inquieto e bellissimo: Il Palazzo dei festival Schauburg, 1932

Festspielhaus ‘Schauburg’, 1932

Immagine 5: Diga, Klingenberg, 1908. Contrapposizione di potenza all’impotenza.

Immagine 6: e con questa chiudo, magari poi ne riparleremo? il ritratto di Poelzig fatto da August Sander nel 1928 per la raccolta Das Antlitz der Zeit (ritratti dedicati a lavoratori e rappresentanti di ogni ceto e professione, Poelzig è l’architetto)

bauhaus museum dessau competition, 2015

Bauhaus Museum Dessau Competition
Competition organization: Foundation Bauhaus Dessau
Year: 2015
Project: Mattia Darò

1. urban strategies
The museum refers particularly to the park more than the city. The main facade overlooks the garden and not the fronts of the streets buildings, so as to bring the access museum’s flows inside the park. On the ground floor of the building is reduced to 4 blocks to allow the horizontal cross of the park area. The whole project area has been redesigned in order to be a great urban space paved, pertaining to the museum, in total contrast with the current design of the park.
The area has equipped:
-a hub for vehicles, on Friedrichstrasse, where there are access to the parking building and a way for service vehicles for the logistic of the museum (loading and unloading).
-3 areas pertaining to the museum, identified between the four building blocks: an area for access to the private areas of the museum; an area dedicated to the cafeteria; an area (with a ephemeral structure as porch) dedicated to the entrance’s museum.
-the “park museum piazza”: a large area that continues the design of the museum on the ground and stands out in the intensity of the appeals from the wider, at whose end is the fountain “Stadtgespräch”; it is the main place for all outdoor activities of the museum (as education or events activities).
the filter of “open rooms”: this acts as a filter between the paved area and the garden area of the existing park. His name is given by a series of walls (h. 2m) that define the sub areas with different functions (the replacement of victims of fascism memorial, several areas for parking of bicycles, tennis sports, a bowling green , children’s play area, seating area, an area of the flowers).
The small building Parking is 2.5m tall and looks like a small hill, with a green roof where even the trees are relocated.
Regarding the trees the intention is to preserve them all with the shift of a few (about 20) that affect the area of the museum and the repositioning of those concerning the coverage of the building’s parking lot.
The road system is confirmed with the exception of the access of vehicles on Friedrichstrasse mentioned before.

2. program of the building
The design of the shape of the building is based on the optimization of the program of the museum and its services. The four blocks on the ground, that are also the big supports of the building, accommodate definite functions and they works autonomously:
– Block 1 serves as the entrance to the museum, home to a great mobile platform that takes visitors to the floor of the museum (+ 10m).
– Block 2 serves as the museum’s facilities: the information area, the ticket office and the museum shop but also the independent access to space for events that is at the level of the museum.
– Block 3 serves as a café/restaurant and its interior is also obtained a protected terrace to eat outside but it is also the access to the space workshop located at the level of the museum.
– Block 4 is used for all functional areas and service to the museum (the logistics area including storage spaces where there is an elevator up to the exhibition) and office areas of the museum.
The museum is on one floor level (+ 10m). It is defined in three separate areas: two destined to the permanent collection and one for temporary exhibitions.
The internal height of the exhibition rooms is 5.5m.
The space for events and those for workshop activities, as mentioned, work independently, having stairs and elevators dedicated and are located within the exhibition spaces (such a building inside to another building) so that it can be opened also to the exhibition space, if necessary.
The building structure works as a bridge that rests on 4 large blocks that function as large vertical supports which rest the slabs of large exhibition spaces supported by a system of beams (distance 20m h 2m).

3. aesthetic choices
The project design is presented for pure elements and tending to abstraction in contrast to the existing context. The museum building has a monumental appearance through its elemental form and its exemplary geometry:
the shape of the museum is defined by the four vertical blocks that lead to the only large horizontal plane (92x32m), suspended from the ground (+10m), where are located the exhibition areas.
In addition, the facade is entirely marked by a grid that defines a modular step of a coating and has some limited openings: a large on the front side to frame the moving platform that takes visitors to the floor of the museum and a long window across the back facade where the offices are located. The other openings, such as the entrance doors and other service windows, are cut in the grid itself in such a way that the building always keeps its appearance monumental and compact.

panel

piazza della scala, milano, 2015

Piazza della Scala, Milano

Competition organization: Comune di Milano

Year: 2015

Project team: Mattia Darò, Sara Braschi

Premessa all’idea progettuale e all’approccio al tema, ripensando a dei possibili nuovi valori dell’architettura.

Dietro all’idea di questo progetto c’è anche l’ambizione di ripensare all’idea di progetto architettonico a prescindere: così che il progetto si riveli più come un modello che come un fine ultimo, sotto scacco dell’urgenza della costruzione.

La rappresentazione del progetto ambisce ad allontanare il più possibile questa urgenza lasciandola come un’opportunità insita nelle stesse risorse del progetto.

Ma l’obiettivo primo rimane quello di essere inteso quale testo (poetico) che dichiari delle intenzioni/scelte che sono state determinate.

Il fotomontaggio realizzato su un’immagine storica enfatizza la possibile lettura che il progetto travalichi il tempo contingente nel quale è stato ideato, ipotizzando che questo progetto sia sempre stato possibile e in fondo è sempre stato lì, facendolo appartenere già all’immaginario collettivo della città e degli abitanti.

TAV1

Tavola 1: le scelte urbane tenendo conto della frustrazione dell’architetto nell’intervenire in un contesto così importante, rispetto all’impossibilità di poter ridisegnare davvero la città.

La scelta urbana alla base della proposta di progetto ha come intenzione quella di non considerare solamente l’area della piazza ma di mettere a sistema con un’unitaria pavimentazione altri spazi urbani limitrofi, così da suggerire l’impossibilità di poter definire un unico spazio come quello di Piazza della Scala, per quanto ben definito dal disegno degli edifici, senza che esso venga in contatto con i flussi della vita contemporanea (passeggio, turismo, pausa pranzo, spostamenti continui e diffusi dalle diverse attività tra un edificio e un altro etc etc).

Per questa ragione è stato pensato di utilizzare un unico materiale, calcestruzzo a vista con l’aggiunta di cemento bianco, definito dal disegno di ricorsi in calcestruzzo grigio che compongono dei grandi quadrati (di circa 10m per lato) a rimarcare il disegno di una griglia/superficie totale che riconnette alcuni spazi pubblici intorno a Piazza della Scala. In particolar modo la superficie si estenderebbe da tutta Piazza della Scala a Largo Raffaele Mattioli proponendosi anche all’area già pedonalizzata di Piazza San Fedele, garantendo la carrabilità lì dove strettamente necessario, come sul tratto della piazza dove è presente la linea tramviaria ma, suggerendo anche l’eliminazione della corsia preferenziale di via Case Rotte o del tratto carrabile adiacente il Bar del Teatro di via Filodrammatici.

TAV2

Tavola 2: “malgrado la superficie connettente” si è scelto un intervento forte e preciso di quinte urbane in relazione con il pronao del teatro della Scala.

Il progetto prevede la costruzione di tre muri/quinte a rafforzare l’identità della Piazza con il Teatro che le da il nome. Queste quinte, che sono il disegno in astrazione del pronao del Teatro, compresi i varchi, definiscono due “stanze aperte” dove sono realizzate delle sedute. Sia i muri (profondi 3 metri e lunghi e alti come il pronao) che le sedute sono realizzate sempre in calcestruzzo con l’aggiunta di cemento bianco ma a terra hanno un ritmo di ricorsi in calcestruzzo grigio più fitti (di circa 1m) e individua un’area che mette in relazione le “stanze aperte” con l’ingresso del teatro.

TAV3

Tavola 3: il fotoinserimento nel tempo permette una lettura del progetto distopico, ovvero produce la sensazione che il progetto avrebbe potuto già essere lì.

Questo disegno finale e di sintesi del progetto ambisce a mettere assieme un’immagine urbana con fortissime caratteristiche storiche, qual’è oggi Piazza della Scala, producendo una nuova immagine che tenga conto della memoria della città assieme a una nuova immagine dal forte valore urbano. Altresì il mantenimento del tram così come dei lampioni in stile per l’illuminazione e della statua dedicata a Leonardo diventano elementi puntuali assorbiti dal progetto e con lo stesso valore delle nuove costruzioni.

#EQUALITYBEFORETHELAW

15_palazzo-di-giustizia

E infine il Palazzo di Giustizia dove l’asettico reticolo pareva la miglior traduzione formale ai principi giuridici dell’uguaglianza…
Per gli altri episodi: district rome

#CASERMAREFILL

 

14_caserma-manara

La modalità di intervenire si diffuse a macchia d’olio. Venne chiamato il “refill style”: stessa prassi di intervento sull’esistente fatto su un gruppo di edifici stilisticamente simili, stesse modalità costruttive. Questo è l’intervento che subì la caserma Luciano Manara a Prati di Castello…
Per gli altri episodi: district rome