
district rome, 2014|15|16
una web serie? mah, piuttosto un racconto (narrative architecture) attraverso i social network, con una riflesssione sulle dinamiche della città e su una possibile storia parallela alla presente (ovvero un’ucronia) che poi confluisce in una galleria virtuale di disegni/visioni architttoniche:

#BLUE MONDAY
#A FOREST
#LOVE WILL TEAR US APART
#GHETTO SUPERSTAR
#LEGALISTIC MAYOR
a cruise/museum of capitalism, 2016
Museum of Capitalism
Competition organization: Museum of Capitalism, California, U.S.A.
Year: 2016
Project: Mattia Darò
Project Statement
The capitalism now is spreading all over the world.
The idea for the museum is not to choice a specific place but to do a museum/cruise that can arrive in any country with the sea.
To visit the museum there are two possibilities:
1) get on the cruise and make a trip above the boat, for an immersive visit.
2) have a short visit when the boat stops in a city harbor.
Entering in the boat you will enter in a country of nobody, receiving a new identity, a fictitious name, and you will automatically accept the new social rules (a sort of game, as the David Fincher movie “The Game”), accepting behaviors often linked to the capitalist activities not allowed outside as the possibility to kill the others (as in the Elio Petri movie “The 10th victim”), or for some sexual transgressions between persons unknown with masks to remain anonymous (as the swingers club in Stanley Kubrick “Eyes Wide Shut”), or for the consumption of each type of drugs (as the “squid”, the illegal electronic device as a new form of drug in Kathryn Bigelow movie “Strange Days”) or strange monsters or iconic myths, as cult movie characters living in the areas (as in a mix between a Tolkien story or a hollywood party).
The boat is organized as an old modernist hotel or a cruise ship (show rooms, casino, entertainment areas with exhibit or events equipments or private rooms for visitors cruising).
The structure is based with 4 stairs/pillars that support the different slabs ribbed, a sunscreen system characterizes the façade.
ENJOY in the museum/cruise of capitalism!
DETAILS
domestic mobile furniture (the puppeteer), 2016
the puppeteer, il burattinaio:
hypothesis of unique furniture for the domestic environment
ipotesi di arredo unico per ambiente domestico
(thinking to Ettore Sottsass, Joe Colombo, Jean Prouvé.. pensando a Ettore Sottsass, Joe Colombo, Jean Prouvé..)





Oss.13 Franklin D. Roosevelt Four Freedoms Park
Premesso che non ne sapevo nulla!
Ma che bello!
Lo scrivevo in questo precedente post: mi sembrava un’idea bellissima quella di costruire alcuni progetti a distanza di tempo, ripescandoli nella memoria e ripresentandoli nella loro attualità..
Ebbene lo hanno fatto! Guarda caso a New York, guarda caso il progetto di un grande maestro come Louis Kahn per il memoriale di Franklin D. Roosevelt nell’area della punta della Roosevelt Island, nell’East River tra Manahattan e il Queens.
Commissionato a Kahn nel 1972, è uno degli ultimi suoi lavori prima della morte (1974), ecco un suo disegno:
Progetto portato avanti dopo la morte di Kahn dallo studio Mitchell | Giurgola Architects, che rispettarono le intenzioni del maestro, l’istituto Franklin and Eleanor Roosevelt si impegnò a collezionare fondi e a preservare il progetto nella sua idea iniziale finché, non senza litigi e problemi e dopo l’impegno anche della scuola di arte e architettura Cooper Union nel riportare attenzione al caso, il memoriale ha inaugurato il 24 Ottobre del 2012.
I had this thought that a memorial should be a room and a garden. That’s all I had. Why did I want a room and a garden? I just chose it to be the point of departure. The garden is somehow a personal nature, a personal kind of control of nature. And the room was the beginning of architecture. I had this sense, you see, and the room wasn’t just architecture, but was an extension of self.
(Louis Kahn al Pratt Institue nel 1973)
Ovviamente questo è un bell’esempio di memoria storica e attenzione di alcune istituzioni nei confronti di un progetto di un architetto patrimonio dell’architettura. Ma quello che mi intriga è che in realtà è interessante anche come strategia progettuale, come riflessione dei progettisti stessi sulla non sempre valida necessità di ripensare da capo un progetto (davanti allo sconfinato oceano di progetti realizzati e non di cui disponiamo).
from IED lessons: Céleste Boursier-Mougenot « acquaalta »
Oss.12: la mitizzazione dell’architettura (deadarchitecturewalking)
Oss. 12: la mitizzazione dell’architettura (deadarchitecturewalking)
Mi riallaccio a un tentativo di racconto della recente storia contemporanea dell’architettura che trovate qui ma vedi anche un altro post “ossessioni” sul confronto Tafuri/Koolhaas. Mentre negli anni ‘70 un approccio critico e teorico sancisce la morte dell’architettura disciplinare (vedi Tafuri e le agitazioni culturali radicali) negli stessi anni l’architettura costruita si affida all’espressività del cemento dando vita alla corrente del brutalismo. E difatti spesso si è detto che il brutalismo ha rappresentato il superamento del movimento moderno, lì dove esso ha edulcorato le caratteristiche del materiale per eccellenza che aveva rivoluzionato il mondo delle costruzioni, dando appunto vita alla grande stagione del MM. Il cemento è così diventato pura “estetica” a prescindere dalla sua praticità, economicità etc etc. Da lì si è intuito che l’architettura cementizia, da che era ragione intrinseca di una rivoluzione tecnolgocica, poteva diventare pura estetica senza troppi convenevoli e via col postmoderno. Ma allo stesso tempo alcuni progetti realizzati, così come quelli teorici già ambiguamente sostenevano, vennero attaccati fortemente per la loro carica ideale determinista e assolutista (vedi la storia di Corviale a Roma e le Vele di Scampia o Robin Hood Garden a Londra).
Ebbene oggi insieme ai revival radicali (le continue riflessioni su monumenti continui etc etc) a latere esiste anche un continuo ritornare a riguardare l’architettura brutalista. Segnalo tra tanti il blog tumblr fuckyeahbrutalism o architecture of doom e/o i gruppi facebook utilitarian architecture o the brutalism appreciation society.
Cosa c’è nella venerazione architettonica di guardare queste architetture con grande desiderio.. Desiderio che, nel mio caso, si pone in bilico tra una grande curiosità per quelle architetture e l’esigenza di rifarle mie come progettista, desiderando riprogettarle come ex novo.
Segnalo ad esempio queste mie ossessioni iconografiche su pinterest:
Forse, in era di grande crisi per l’architettura (crisi sia economica che di linguaggi) e dopo che si è tentati di rinvigorirla teorizzando la leggerezza e/o la decostruzione di forme (si pensi agli anni a cavallo tra i ‘90 e i duemila), oggi, smascherata l’ambiguità di quell’architettura leggera o decostruita (sempre pesante e costruita l’architettura sarà) in realtà assistiamo a una nostalgica cerimonia di mitizzazione di una disciplina che, datala per morta più di 30 anni fà, non ha più paura di recitare la parte di un morto vivente all’interno delle nostre città, perché sì è vero che forse non è più necessario costruire un oggetto che insegua uno stile ma è pur vero che nessuno potrà fare a meno di quella che già esiste in abbondanza..




























