housing in milano sesto, 2017

“R1G0R050” housing in milano sesto, 2017
Competition organization: MilanoSesto S.p.a.
Year: 2017
Project: Mattia Darò

tavola

monumental landscape aesthetic

Il primo principio ispiratore del progetto di concorso risiede nella volontà di ambire ad essere un monumento urbano, dunque capace di essere un’architettura paradigmatica nel proporre dei valori urbani arcaici (massiva, permanente, solida, cattiva, tipologica, pesante, determinata, orgogliosa, rigorosa…) e di riferirsi in modo molto preciso alla città (con alcuni elementi stilistici: l’attacco a terra e l’attacco al cielo, l’utilizzo di un materiale lapideo come rivestimento) ma anche acontestualmente al paesaggio metropolitano come uno stato psichico e mentale precostituito, dunque non necessariamente esistente, con dei chiari fondamenti estetici che pescano nell’immagine della città metropolitana letteraria o reale che sia (haussman, hugh ferriss, manhattan, hans poelzig, kahn, ungers, oma) .

Il tipo metropolitano si crea un organo di difesa contro lo sradicamento di cui lo minacciano i flussi e le discrepanze del suo ambiente esteriore: anziché con l’insieme dei sentimenti, reagisce essenzialmente con l’intelletto, di cui il potenziamento della coscienza, prodotto dalle medesime cause, è il presupposto psichico.” [G.Simmel, Le metropoli e la vita dello spirito, 1903]

immagine urbana

ground level as urban project system

il disegno dell’edificio si basa sull’articolazione del piano terra, adeguando il disegno dell’edificio al disegno del nuovo piano previsto dal progetto urbano del nuovo ambito “area falck e scalo ferroviario” perché si è convinti che il progetto urbano possa avvenire solamente al piano terra, quello pedonale, e infatti il percorso pedonale con filare alberato, disegnato dal piano, viene fatto confluire nel disegno dell’edificio al piano terra così da farlo divenire l’accesso principale al sistema commerciale previsto nel basamento.

planimetria a quota strada
piante/schemi piani tipo

fluid apartments

la tipologia abitativa si basa invece su una concezione abitativa decisamente opposta, di iper-modernità. nella scelta di fondo della tipologia a “ballatoio” l’idea abitativa prevede l’idea di ballatoi ampi e vivibili come spazi abitativi comuni (modello streets in the air, smithson), filtro tra gli spazi abitativi privati e la quota della città, così che gli spazi di connessione diventano essi stessi spazi utilizzabili e abitati. le residenze si attestano dunque con gli spazi servizio verso la corte (cucina e un nucleo di servizi in cui sono articolati gli elementi accessori dei bagni). il fronte strada invece è tenuto sempre libero tramite un sistema di logge, un filtro verso l’affaccio principale, e l’articolazione degli spazi segue le richieste specifiche del bando ma, nelle tre tipologie studiate, articola il disegno dei muri che non chiudono mai il sistema delle stanze ma articolano un sistema fluido che permette i passaggi tra un ambiente ed un altro senza mai avere delle vere e proprie soglie.

piante delle tre tipologie di alloggi

archeofolie 2: studies for the new city of erbil

Archeofolie 2 è un progetto che segue la pubblicazione di archeofolie© attraverso alcuni studi (in forma di immagini) per indagare sulla coesistenza di progetti radicali e l’archeologia.

Questo studio/progetto si basa sulla fascinazione per la città di Erbil (patrimonio Unesco), una delle città più antiche del mondo, la cui cittadella sorge su un monte alto 30 metri sopra il resto della città, immaginandone una sua possibile reinterpretazione architettonica.

archeofolie 2: underground museum for huge statues submerged

Archeofolie 2 è un progetto che segue la pubblicazione di archeofolie© attraverso alcuni studi (in forma di immagini) per indagare sulla coesistenza di progetti radicali e l’archeologia.

In questo studio/progetto si immagina la scoperta di colossali statue sommerse che innescano l’esigenza di realizzare un museo sotterraneo attorno ad esse così da permetterne la visita. I due riferimenti citati sono le famosissime “carceri” di Piranesi, emblema di una visione di spazio ipogeo, e il meno noto progetto di Konstantin Melnikov per due parcheggi interrati a Parigi con il suo sistema di rampe continue ipogee.

Oss.15: minimalismo radicale

Oss.15: minimalismo radicale

Il minimalista ha sempre pagato nei confronti del bulimico una sorta di remissione al “di più”.
Per gli architetti basti pensare a Venturi che ironizzava con il famoso assioma miesiano “less is more” ribattendo “less is a bore”.
Esiste però un altro tipo di minimalismo che non è affatto noioso, che mi piace definire il minimalismo radicale.
Ha una chiara origine nel periodo delle grandi provocazioni culturali del movimento dell’architettura radicale. Si pensi al Monumento Continuo dei Superstudio; la No Stop City di Archizoom; il progetto di tesi di laurea presso l’Architectural Association “Exodus or the voluntary prisoners of architecture”  di Rem Koolhaas, Madelon Vreisendorp, Elia Zenghelis, and Zoe Zenghelis; alcuni progetti del gruppo dei metabolisti giapponesi (il monumento per le vittime di Hiroshima di Kenzo Tange, il progetto Clusters in the Sky di Arata Isozaki, la torre Nakagin Capsule di Kisho Kurokawa etc.).

 

Un’origine che fonda nel controllo del progetto attraverso un unico segno forte (per l’appunto radicale) dai pochi orpelli e che vedrà anche fiorire il filone delle macrostrutture. Del resto così come per i radicali il loro padre putativo è Yona Friedman, della Ville Spatiale, i cui primi studi datano la fine degli anni 50 e l’idea delle megastrutture come realizzazione dell’utopia dell’architettura di immaginare nuovi mondi possibili influenzerà non solo le sperimentazioni (da Archigram a Haus Rucker) ma anche le architetture costruite (si pensi al Centre Pompidou di Piano e Rogers, alla corrente brutalista, la scuola di São Paulo in Brasile sotto l’influenza del tardo modernismo di Niemeyer etc).

 

Nella contemporaneità, essendosi imposto l’atteggiamento radicale, il minimalismo radicale è diventato uno stile architettonico. In particolar modo penso alle influenze della scuola giapponese e portoghese: da Toyo Ito a SANAA, da Siza a Carrilho de Graça.
Il minimalismo di alcuni stilemi, il bianco assoluto, il purismo formale, si intreccia alla radicalità delle opzioni progettuali: nulla come un confronto visivo può rendere quello che voglio dire:

CONFRONTO VISIVO ESEMPLIFICATIVO TRA STUDIO SANAA E CARRILHO DE GRACA

 

archeofolie 2: vacation home building in volubilis

Archeofolie 2 è un progetto che segue la pubblicazione di archeofolie© attraverso alcuni studi (in forma di immagini) per indagare sulla coesistenza di progetti radicali e l’archeologia.

Qui una raccolta di immagini che raccontano il progetto/studio di una “casa vacanze” al di sopra delle rovine romane del sito Unesco Volubilis (Marocco).

In una rilettura di alcune tendenze dell’architettura così detta brutalista (o anche metabolista, con particolare riferimento al Giappone) si immagina un edificio imponente sorretto da alcuni piloni che permette di sovrapporsi al sito archeologico (alla maniera della ville spatiale di Friedman) destinato ad accogliere solo residenti temporanei come i turisti.

 

 

Oss.14: nichilismo italiano

Oss. 14: nichilismo italiano

L’interpretazione moderna del paesaggio italiano, inteso in particolar modo come l’immaginario della città moderna italiana ha sposato sempre più una cultura votata al nichilismo, o anche all’esistenzialismo intellettuale.

Qui elenco alcuni passaggi storici a mio avviso sintomatici del cambiamento avvenuto:

-Piranesi è il padre dei nichilisti, inventore della coscienza critica del nostro paesaggio, architetto, vedutista e infine visionario, apre al pensiero disegnato, dunque all’architetto intellettuale che non costruisce ma pensa senza togliersi il piacere di farlo progettando.

Risultati immagini per piranesi ritratto
Felice Polanzani, Ritratto di Giovanni Battista Piranesi, 1756

-insieme a Piranesi l’influenza dei francesi a Roma (Villa Medici in particolare con il Prix de Rome): si pensi a Jean Jacques David, che odia Roma, perché ci si vive male (leggendo i suoi diari sembra di ripercorrere già i temi e i problemi della Roma contemporanea), ma poi riesce a cogliere nel suo paesaggio culturale linfa per la sua arte per parlare della Francia: i valori rivoluzionari dell’uguaglianza, libertà e fraternità nella rilettura della Roma antica.

Jacques-Louis David, Autoritratto, 1794

 

-l’architettura del momento storico in cui l’Italia diviene uno stato è un racconto sintomatico di un passaggio/opportunità che poteva essere nevralgico per ridisegnare le città italiane eppure invece segna un totale flop, denunciando la mancanza di vere e forti motivazioni per fare questo e dunque un’incapacità di fondo di trovare una poetica comune, immaginando che si potesse assolvere alla propria identità con fantomatiche costruzioni scenografiche echeggianti valori classici (vedasi in particolar modo le architettura di Roma Capitale, dal Vittoriano ai Ministeri)

Giuseppe Sacconi e Eugenio Maccagnani, Monumento Nazionale a Vittorio Emanuele II, disegno di concorso (II), 1881

-Aldo Rossi raggiunge l’apice del nichilismo del paesaggio italiano facendo sua la poetica della “casetta”, la “sintesi brandizzata” del paesaggio delle città italiane che avrà come conseguenza la nascita dello stile post-moderno, ironica trasposizione degli stilemi classici in forma moderna. E però proprio questa operazione “suicida” fa nascere la vera scuola italiana contemporanea dell’architettura, capace di accettare il grado zero (o anche la morte dell’architettura) come massimo sforzo ideale alla conservazione del paesaggio italiano stesso.

Aldo Rossi, Il teatro del mondo, Venezia, 1979

-L’esperienza all’interno del movimento di architettura radicale finalizza questo passaggio attraverso l’ideazione del monumento continuo, allo stesso tempo mitizzazione e negazione dell’architettura stessa. Solo in questo passaggio infatti è possibile cogliere la coerenza di Adolfo Natalini (leader dei Superstudio) di passare dalla provocazione del Monumento Continuo alla realizzazione di edifici in pieno spirito post-moderno, con tanto di capitelli e colonne.

Superstudio, Salvataggi di centri storici italiani (Italia vostra), Firenze, 1972

A questo proposito l’affermazione in tutto il mondo dei principi contenuti dalle riflessioni emerse nell’architettura radicale confermano l’inattualità dell’architettura in un paese come l’Italia che già di suo deve fare i conti con un paesaggio “bello per statuto” e quindi dove è possibile solo la “contemplazione intellettuale” alla De Chirico, per dirla in modo radicale.

Giorgio De Chirico, Piazza d’Italia, 1959

archeofolie 2: selfie bridge

Archeofolie 2 è un progetto che segue la pubblicazione di archeofolie© attraverso alcuni studi (in forma di immagini) per indagare sulla coesistenza di progetti radicali e l’archeologia.

Lo studio/progetto è sintetizzato da 3 immagini di un ipotetico progetto “selfie bridge” da porre in Villa Adriana (Tivoli) passante sopra la vasca del Canopo:

1) fotocollage di inserimento contestuale

2) ispirazione/riferimento di un progetto di ponte pedonale molto radicale e minimale dell’architetto portoghese Carrilho de Graça

3) schizzo fonte dell’ispirazione

District Rome, 2015

DISTRICT ROME, 2015

Infrastrutture per gli abitanti di passaggio
Committente immaginario
passato; futuro; rigenerazione

Tra il passato fastoso dell’impero romano e il futuro effimero del turismo esiste un punto di mezzo che caratterizza il paesaggio della città di Roma dato dai “monumenti umbertini”, gli edifici di Roma capitale.
Questi grandi edifici, non particolarmente amati dalla critica dell’architettura perché fastosi ed eccessivi nella decorazione fine a se stessa, non così amati dai cittadini, perché rappresentazione del potere (ministeri, palazzi di giustizia, monumenti etc.), in alcuni casi hanno ottenuto un loro nuovo e inaspettato “successo turistico e mediatico” perché grandi, scenografici, bianchi e fotogenici.

Il progetto fa parte di una narrazione urbana ed architettonica distopica che immagina una desacralizzazione di alcuni di questi edifici riconvertiti come parte di una grande infrastruttura per il turismo e per la permanenza temporanea nella città, immaginando che all’interno degli edifici possano essere ospitati dei micro-alloggi, vere e proprie case-vacanze, dotati di spazi comuni con attrezzature destinate ai viaggiatori, un campus per villeggiare per periodi più lunghi o una stazione per il trasporto sostenibile della città che viaggia solo su rotaie etc.

Il progetto è stato selezionato nella call promossa dal gruppo di ricercatori del Dottorato in Paesaggi della Città Contemporanea, Politiche, tecniche e studi visuali del Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Roma Tre e inserito nella pubblicazione”Compresenze” a cura di Giovanni Caudo, Janet Hetman, Annalisa Metta edita da Roma TrE-press nel 2017 >> LINK “compresenze”

Compresenze “cover book”