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La finzione del tempo lineare.

Abbiamo tutti creduto che il tempo avesse una scansione lineare.

In incipit mi vengono subito dei riferimenti cinematografici e forse il primo è La Jetée di Chris Marker (freestreaming), in tempi più prossimi poi, passando per il futuro desolato della Manhattan isola prigione di 1997: fuga da NY e la trilogia di Ritorno al Futuro e il Terminator che viene dal futuro per uccidere John Connor, ci sono piaciute le narrazioni non lineari di Pulp Fiction di Tarantino, che poi alcuni dicevano ricordava Rapina a mano armata di Kubrick. Poi c’è stato Memento di Nolan e la trilogia di Lynch Strade Perdute, Mullholland Drive, Inland Empire. Nick Land nell’incipit del suo testo Templexity cita il film Looper quando Bruce Willis dice a Ryan Johnson “Queste stronzate sui viaggi nel tempo ti friggono il cervello come un uovo” (all’interno appunto di una storia fantascientifica di un inseguimento tra due personaggi che sono la stessa persona nel passato e nel futuro).

Forse ancor più della relatività di Einstein che in fondo l’ha teorizzata scientificamente, è la psicoanalisi che ha portato l’influsso più forte che ha incrinato l’idea di un tempo lineare, per cui in particolar modo
la riflessione sul passato diviene elemento centrale nel presente e probabilmente anche nel futuro:

  • Il passato non è “finito”, ma continua ad agire nel presente: i traumi, le rimozioni, i desideri inconsci operano continuamente, come se il tempo fosse compresso o sospeso.
  • Il presente è un “campo di battaglia” in cui riaffiorano frammenti del passato.
  • Il futuro spesso non è libero, ma è “determinato” da quanto è rimasto irrisolto.

il tempo psichico è tutt’altro che lineare:

  • Ricordi rimossi possono riemergere come sintomi.
  • I sogni mischiano scene del passato con desideri futuri.
  • La narrazione che costruiamo di noi stessi è un continuo rielaborare il passato.

[suggerisce l’AI chatgpt]

Il desiderio è il futuro, il rimpianto è il passato. In quest’alternarsi emotivo avviene la non linearità del tempo.

Lacan diceva addirittura che “il futuro determina il passato” — nel senso che il significato di un evento può cambiare a seconda di ciò che avviene dopo.

(Un po’ come in Mulholland Drive: solo alla fine capiamo — o almeno intuiamo — il senso degli eventi precedenti.)

[ibidem AI chatgpt]

Anche in questa riflessione sul tempo, si conferma come elemento fondamentale per la comprensione il passaggio dall’assolutezza alla relatività. Come avrebbe detto Henry Bergson, il passaggio da un “tempo scientifico”, quello misurabile, quantificato, lineare, a la durée réelle, un tempo interiore, qualitativo che si dilata, si contrae e si contorce (come gli orologi molli della “persistestenza della memoria” di Dalì) con i nostri stati d’animo, dove il tempo non è una sequanza di dati ma un fkusso continuo, come una melodia, indivisibile, vissuta nella propria relatività.

Il (non) progetto essendo relativo si plasma anch’esso sulla non linearità del tempo. Sfuggendo sempre alla sua determinazione, esso è anche sempre pronto a tornare indietro, rifare dei salti in avanti, anche saltando dei pezzi e a rimanere in divenire, mai domo, sempre pronto a ricominciare anche quando raggiunge stati di apparente stasi. E infatti è figlio o gemello dello psicoprogetto (link) e sopratutto il risultato risulterà sempre mai proprio ma di altri e per questo serve il transfer progettuale (link). Il progettista orchestra i progettisti, annullando la paternità progettuale ma attivando una progettualità molteplice e diffusa.

Il non progetto usa quella che potremmo ribattezzare “stream of consciousness” progettuale: in una sorta di realismo creativo, ovvero come fosse una trasposizione pura delle emozioni di un autore nella finzione creativa, attraverso tutti gli strumenti in suo possesso e senza voler ricomporre un senso o una logica; un vero e proprio flusso di coscienza che non teme il caso, gli errori, i ricordi, i sogni ma anzi li accoglie tutti come parte della ricchezza del progetto in fieri.