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Nella non linearità del “non progetto” di cui tratto ha sicuramente importanza un dato generazionale che mi porta a guardarmi indietro e a pescare nel mio bacino formativo.

Voglio qui trattare due idee|temi che mi stimolano dei pensieri originali:

1) per capire il percorso non lineare mi serve capire quando la schizofrenia D&G (deleuze – guattari)1 appare nella mia formazione? un’intuizione nata da una schematizzazione sui decenni del XX secolo mi porta a vedere i decenni per me fondamentali nel mio passaggio alla sfera adulta (gli 80 e i 90) come due decenni che in realtà sono stati culturalmente caratterizzati dall’imporsi dell’estetica come nuovo paradigma totalizzante ma in due forme totalmente opposte, una versione “famiglia felice” e una versione “culto dello strano”, tra edonismo e nichilismo, tra iper-consumismo colorato e minimalismo distopico, tra ottimismo tecnologico e disincanto postmoderno2. Faccio delle rapide esemplificazioni: passare da George Michael a Kurt Cobain, da Kim Basinger a Kate Moss, da Luke Skywalker a Vincent Vega. Miti e iconografie indiscutibili delle diverse decadi. Qual’è stato il corto circuito? Che io fino ad oggi avevo sempre pensato che fosse un percorso lineare (altro che schizofrenico) ovvero che, essendo per me gli anni 80 gli anni dell’adolescenza, gli influssi del mondo culturale fossero più abbordabili, mentre, passato agli anni di una giovinezza più adulta (i 20 anni), gli stessi potessero immettere temi più crudi con meno fronzoli. In realtà, dal lontano 2025, comincio a pensare che è stato solo un caso che gli anni 80 fossero più “famiglia felice” e i 90 “culto dello strano”, o forse che seguirono una volontà di narrazione dei nostri padri boomers di rendere lineare la nostra crescita. In realtà però dal 2025 riesco a vedere l’aspetto che lega i due decenni: che nella sostanza erano permeati dalla stessa leggerezza|superficialità, e non lo dico come rimprovero anzi, ovvero l’imporsi del dato estetico. In entrambi i casi l’immagine contava più della sostanza e in questo i due decenni sono stati gemelli.

2) la figura dell’influencer, sintesi perfetta del dominio delle influenze, intese come le spinte culturali provenienti dal mondo giovanile. Icona della vanesia messa a servizio degli altri. L’influencer usa il proprio io per aiutare gli altri in una società post ideologica, che significa prevalentemente aiutarli ad acquistare perché in fondo ci è rimasto solo il consumismo. C’è qualcosa di paradossale in questa figura che trasforma il narcisismo in una forma di servizio pubblico, dove l’esibizione dell’io diventa simultaneamente un atto di individualismo estremo e di sottomissione alle logiche di mercato3. Fatto che ha chiarificato la “necessità generazionale” dei miti della cultura giovanile: dai rockers riots dei 60s, ai guru carismatici dei 70s, alle tv show stars degli 80s, alle modelle dei 90s. Miti e icone utili ad alimentare il consumo, capaci quindi di insinuarsi come diavolerie del sistema e quindi legate ai maggiori desideri delle tensioni alla ribellione giovanile (musica, radicalismo politico, o il disimpegno mediatico, la pura estetica). Superata questa necessità di incasellarli in qualche settore nasce direttamente l’influencer, capace di impersonare solamente l’io vittima delle influenze (o dei desideri direbbero D&G) e capace di veicolarle agli altri4.

  1. il primo compito positivo (della schizoanalisi) consiste nello scoprire in un soggetto la natura, la formazione e il funzionamento delle sue macchine deisderanti, indipendentemente da ogni interpretazione.” Deleuze Guattari, L’AntiEdipo, capitalismo e schizofrenia, Torini, Einaudi, 2002, p. 368 ↩︎
  2. suggerisce, interrognadola sul tema, l’AI Claude (21/04/2025) ↩︎
  3. ibid. (22/04/2025) ↩︎
  4. l’influencer non ha bisogno di incarnare una ribellione autentica perché opera in un sistema che ha già metabolizzato la ribellione come merce. La sua funzione non è più quella di veicolare una controcultura, ma di ottimizzare i flussi di desiderio consumisticoL’influencer rappresenta quindi il punto d’arrivo di un processo in cui le tensioni giovanili, una volta canalizzate in forme specifiche di contestazione culturale (dai rockers ai guru, dalle stelle televisive alle modelle), vengono finalmente sintetizzate in una figura che non deve più fingere di rappresentare altro che se stessa come veicolo di influenza – una trasparenza quasi cinica rispetto alla propria funzione di mediazione tra desiderio e consumo AI Claude (22/04/2025) ↩︎