Nel profluvio di denominazioni di generazioni, bisogna ricordare che Generazione X nasce come titolo di un romanzo del 1991 di Douglas Cooper, oggi rieditato dalla nuova casa editrice Accento di Milano.
Questa non è una sua recensione ma appunti a seguire della sua rilettura attuale (2024) che mi ha da una parte stroncato nel rivedere effettivamente tutta una serie di caratteristiche, che definirei più tic, che scopri essere meramente un tratto generazionale e, dall’altra, riconciliato di esserne partecipe di far parte di qualcosa (che è quello che il gen X non pensa).
Un Gen X è un boomer che non ce l’ha fatta o un millennials che non sta o non riesce con i social e nessuno ascolta.
Una delle cose a mio avviso più caratterizzanti del libro sono quella sorta di definizioni che compaiono a lato del testo che valgono una lettura a se. Delle note fosterwallaciane ante literam. Praticamente un “vademecum fai da te” critico-interpretativo alla storia narrata (forse un aiuto ai boomer a comprendere meglio).
Buchi neri: sottoclasse della Generazione X che si distingue per il guardaroba quasi completamente costituito di capi neri.
Una declinazione fashion del buco nero esistenziale.
Minimalismo esibizionista: tattica di stile di vita simile al Surrogato di status. Il rifiuto di beni materiali esibito come segno di superiorità morale intellettuale.
Penso a Sofia Coppola.
Ribellione differita: tendenza giovanile a evitare le attività e le esperienze artistiche tipiche della gioventù per concentrarsi su una seria esperienza lavorativa. Il conseguente rimpianto per la gioventù perduta che di solito si palesa intorno ai trent’anni è accompagnato in genere da acconciature bizzarre e costosi ma ridicoli guardaroba.
Nuove forme di essere alternativi all’interno del sistema stesso e deridendo alcuni schematismi intellettuali che appaiono un po’ scontatamente ripetitivi o anche tipiche forme di privilegio ostentato.
Centounismo: voler sezionare (spesso in dettagli infinitesimali) tutti gli aspetti della vita con l’aiuto di una psicologia spicciola che si comprende solo in parte.
Effettivamente il gioco della psicologia spicciola è sempre stato uno dei passatempi preferiti di cui eravamo soliti abusare con gli amici.
Tabù personale: qualsiasi piccola regola quotidiana confinante con la superstizione che permetta di affrontare la vita in mancanza di dogmi culturali o religiosi.
Il problema per un essere umano di vivere con l’acquisizione della decostruzione delle ideologie tutte in poche parole. Mi sembra acclamato che Gen X sia stato il primo vero laboratorio dove sperimentarlo.
Culto della solitudine: il bisogno di autonomia a qualsiasi costo, solitamente a spese delle relazioni a lungo termine. Nasce spesso da aspettative smisurate nei confronti del prossimo.
Altra deviazione dalla introiezione del materialismo puro nelle nostre vite deideologizzate.
Pensiero minore: corrente filosofica tramite la quale ci si riconcilia con le sempre calanti aspettative di ricchezza materiale. “Ormai non m’interessa più avere successo o diventare un pezzo grosso. Voglio solo trovare la felicità, e magari aprire una piccola tavola calda tutta mia nell’Idaho.”
Qui siamo proprio nell’antiboomerismo, contro la crescita indefessa, per tentare almeno a parole di accettare quanto ci è stato dato. I millennials lo rivendicheranno con ancora più forza.
Rifiuto del presente: convincersi che l’unico periodo in cui vale la pena di vivere è il passato, e il solo che potrà mai rivelarsi interessante è il futuro.
Puro Gen X: anche sulla linea temporale in balia tra passato e presente, incapace di qualsivoglia carpe diem.
Retedisicurezzismo: ferma convinzione della disponibilità costante di una rete di sicurezza finanziaria ed emotiva deputata ad assorbire i dolori della vita. Solitamente costituita dai propri genitori.
La strana combinazione di avere la coscienza di essere ricchi per dove si è nati e per essere figli del boom a contrasto con l’ affacciarsi di una scarsità di opportunità per una reale emancipazione.
Ammararsi: sovracompensare la paura del futuro lanciandosi a capofitto in un impiego o stile di vita a prima vista completamente svincolato dagli interessi precedenti: es. il multilevel marketing, l’aerobica, il Partito Repubblicano, la giurisprudenza, una setta religiosa, un McJob…
Questo è bellissimo, cos’altro aggiungere.. a metà tra Centounismo e Pensiero minore.
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Il libro poi finisce con i numeri: un impietosa rappresentazione degli anni:
Percentuale di uomini dai 25 ai 29 anni celibi: nel 1970, 19%, nel 1987, 42%
Percentuale di donne dai 25 ai 29 anni nubili, nel 1970, 11%, nel 1989, 29%
Il culto dell’autonomia vista anche come grande attrazione alla solitudine, figlia di una grande libertà dovuta al ritrovarsi nel contesto laicato e deideologizzato ma vittima di una tendenza nichilista/autodistruttiva.
Percentuale dello stipendio necessaria a pagare la prima rata del mutuo per una prima casa: nel 1967, 22%, nel 1987, 32%
Percentuale di persone proprietarie di case: nel 1973, 43,6%, nel 1987, 35,9%
L’esplosione della cultura dell’indebitamento di importazione USA, ricchi ma pieni di debiti, sostenuti da carte di debito/credito etc, figli del capitalismo diffuso, un benessere ansiogeno.
Insomma una generazione sicuramente di passaggio, direi efficace per questo nella rappresentazione della sua criticità. Anche detta “generazione invisibile” anche per un calo delle nascite, quindi anche numericamente, oltre che per determinazione di pensiero, in difficoltà ad imporsi, o se vogliamo essere più generosi che non hanno mai voluto imporsi.