E’ possibile rivendicare un’ETICA DELL’ACCONTENTARSI?
Forse è giunto il momento. Riallacciandomi all’analisi fatta (decostruzione del successo) sulla necessità considerata tipicamente boomer di apparire, di usare la comunicazione per crearsi una nuova importanza, una sorta di fede in se stessi postidealista, a cui si contrappone una normalizzazione dell’apparire e del comunicare, si apre una visione per una società che si accontenta, che aiutandosi a livellarsi cerca di evitare la tendenza a polarizzarsi su eccezionalità, picchi, protagonismi, contemplandoli ma anche spegnendoli velocemente.
Passati quindi da questa, chiamiamola generazionale, spasmodica voglia di mettersi in mostra potrebbe essere possibile che il reflusso sia quello di invece voler coltivare una maggiore intimità del proprio ego?
Le avvisaglie ci sono (il fastidio per la superesposizione, impensabile in altri tempi, è invece un dato di fatto). Addirittura potrebbe divenire un tema politico.
Mi piace pensare che tutto dipenda dall’influenza di Nietzsche e i suoi derivati sul nostro tempo. In principio tutto poteva sembrare più semplice: da una parte il superuomo, sfera individualista, come faro per la destra novecentesca (fino ad arrivare ai grandi conflitti mondiali), dall’altra la scoperta della tragedia umana (al di fuori della protezione di Dio), sfera che accarezza idee anarchiche, anti potere, e che rientra in un bagaglio anche di sinistra. Questa scarna suddivisione porta alle feroci ideologie. Ma Nietzsche non intendeva arrivare a questo, la sua bravura era proprio quello di decifrare il mondo e l’umano senza dover arrivare ad un totale schieramento, fatto che permise a chiunque (ed è una bella cosa) di trarne stimoli, contributi, fondamenti.
Ma poi, nell’era che vogliamo chiamare, per nostro divertimento, del boomerismo oppure come in buona parte è stata definita del post-moderno, è arrivata la nuova fortuna di Nietzsche, dopo che gli si era addossata anche la colpa degli inferi dei conflitti bellici per il suo successo addirittura nel circolo hitleriano. A partire dagli anni 60 e poi ancor con più forza negli anni 70 (la mitica conferenza Nietzsche ajourd’hui è del 1972) attraverso personaggi come Foucault, Klossowski, Bataille, Deleuze, la sinistra, o meglio la cultura pensante che a sinistra ha sempre trovato casa, rivendica una sua discendenza intellettuale.
La sinistra, di cui l’anima più ortodossa professa uno spirito collettivista e quindi meno individualista, si stufa e rivendica un’anima individualista anche agganciandosi al pensiero di Nietzsche. Appunto in spirito boomer, si analizzano e criticano tutte le falle di un credo in una società di tutti uguali: chi spinge di più ha diritto ad ottenere di più. È così? La crisi dello “scontro generazionale” (boomer/millennials) sembra rivelare che tutto sia solo un millantare, la vera differenza sia solo l’uso della comunicazione (chi ne fa e ne trae vantaggi e chi non ne fa e sta nel proprio spazio senza alimentare processi egocentrici). Non è più una questione di concretezza vs fuffa che appartiene ad una vecchia generazione, oggi siamo tutti immersi nella fuffa, ma piuttosto di egocentrismo vs sostenibilità, in un’ottica di gestione dello spazio democratico degli ego, i millennials sono nativi digitali, sono decisamente abituati a possedere strumenti in grado di alimentare o meno l’apparire (sull’ “o meno” il boomer dovrebbe approfondire), rispetto al boomer hanno la fortuna di avere maggiore distacco dall’eccitazione dei “15 minuti di celebrità” warholiani (a quale millennials non è capitato un reel da migliaia di visualizzazioni).
Il vero problema a sinistra è che queste spinte da parte di intellighenzia, personaggi e pensatori eccentrici, anche se ben strutturate, non fanno altro che dare diritto di cittadinanza ad un normale approccio banalmente di destra. Per la quale è del tutto normale avere spinte individualiste e quindi servono solo a rafforzare un’identità di base. Se per i pensatori di sinistra rappresentano una forma per trovare spazi inesplorati e inevitabilmente di una piccola nicchia nel pensiero critico di sinistra, a destra diventano fondamenti più o meno inconsapevoli del modo di essere.
Il paradosso in cui forse ci troviamo oggi in Italia: con una destra forte legittimata da un processo di rigenerazione di istanze portate anche da un pensiero di sinistra costringe la sinistra a rinunciare ai suoi particolarismi per stare al suo posto coltivando appunto un’etica dell’accontentarsi, liberando il suo campo dal culto dell’eccezionale in qualche modo lasciandolo a chi da sempre ne fa un suo strumento, appunto la destra, in una nuova chiarificazione di schieramenti: senza protagonismo, con leader che non eccellono ma fanno il loro lavoro, dando importanza al sistema e non alle individualità.