Oltrefrontiere del progetto di case: senza progetto

Strategie di sopravvivenza culturale/professionale

E’ possibile progettare senza progetto?

Questo è il mio nuovo stimolo/limite.

Sconfiggere la dittatura del progetto, programmando il meno possibile ma spingendo verso un “fluido decisionismo degli eventi”.

E sto sperimentando varie strade che tento di ricostruire:

1) la strada personale, privata del non decidere mai e se per caso decidi rimettere in discussione subito la decisione, ogni scelta ne annulla infinite altre (troppo crudele scegliere), la non scelta mette tutto sullo stesso piano, un melting pot del proprio bagaglio culturale e professionale (arriva quello che non sei riuscito ad evitare che arrivasse)

2) la strada del “grado zero” delle scelte: minimalismo radicale, un approccio minimal ma solo per coltivare la riduzione della scelta e non per adesione stilistica, tende all’astrazione e spersonalizzazione così da risultare di più facile condivisione tra cliente e progettista

3) la strada di “villa malaparte” (*), il progettista incaricato si sottrae totalmente al suo ego e si appiattisce al cliente che diventa più bravo di lui, una sorta di “democrazia diretta” del progetto che attua uno scambio delle parti

le 3 strade sono sovrapponibili, intercambiabili, incrociabili