Politiche d’architettura a sinistra, c’è un’occasione per essere contro
Politica e Architettura
Non c’è dubbio che la politica c’entri molto con le direzioni dell’architettura (come di tutto il resto).
Oggi c’è un nuovo codice degli appalti. Possiamo dire che non ci piace (almeno alla comunità degli architetti).
Se è dunque una notizia negativa dall’altra, politicamente e a sinistra, è una notizia che rappresenta un’opportunità unica. Essere contro. Ritrovare la forza e la creatività di esserlo. Smettendo di essere opportunisti. Sì l’abbiamo detto tante volte che non c’era niente di male ad esserlo, che il sistema va capito e bisogna dialogarci. E invece niente, almeno in Italia (vittoria della destra, crisi della sinistra di sistema), il momento storico non garantisce più spazio per inventarsi creativi di sistema.
Essere contro
L’unico spazio possibile è quello di “essere contro”. E per essere contro non si può dire “io avrei fatto in altro modo” “non si fa così”… Si è contro e fine. Non si aderisce più. Si accetta una fase in cui non si è più in grado di risolvere i problemi, se ne occupano gli altri e a noi non ci piace il modo come se ne occupano. Basta finti moralismi o dimostrazioni di “capacità da maestrini” a dimostrazione che noi saremmo bravissimi. No, noi non siamo stati bravi quindi sta a voi. Si accetti il fallimento, si lasci fare, ma si riservi l’opportunità di non condividere nulla!
Fallimento delle modalità ibride
Tornando all’architettura, alla politica di trasformazione delle città, si faccia chiarezza che le “modalità ibride” perseguite fino ad ora non funzionano. La qualità ha una sua storia (i concorsi, la cultura etc.); l’idea che si possa far finta di preservare architetti mezzi acculturati che però riescono a gestire il codice degli appalti si sta rivelando oggi un processo di una estrema debolezza perché da una parte ha ucciso i bravi architetti (per essere bravi architetti bisogna leggere meno codici e più libri di architettura) mentre dall’altra ha avallato una filosofia “codicistica” basata su articoli e commi.
La cultura necessita di crederci fino in fondo e non a metà. Certo che non è facile, ma si sapeva.. Coraggio, fallire e rinascere!
Pd e 5 stelle
E poi se vogliamo scendere sul terreno dei “contendenti a sinistra”, tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico, un bel dibattito sarebbe sull’interpretazione del potere a sinistra e qualcosa, osservando Roma, si può già dire:
Nei 5s c’è stato il tentativo di fare una cosa orizzontale e dal basso con tutti i problemi che ne possono nascere (indefinitezza, deresponsabilità, incapacità) con classi dirigenti alle volte improvvisate coltivando l’ambizione di una “democrazia diretta”, ovvero il rappresentante eletto si fa mero portavoce di chi lo ha votato e non attuatore di decisioni che lui ritiene giuste per gli altri (la differenza è sostanziale).
Nel Pd il potere è fortemente verticista o verticale, non c’è spazio per chi è sotto di farsi intraprendente, insomma ad esempio sì ok il reddito di cittadinanza ma assolutamente no al potere in basso, chi è sotto deve stare al suo posto recependo le direttive da chi è sopra, per far funzionare al meglio le cose (in questo c’è una sorta di convergenza con i soccorsi dei governi tecnici, vedi Draghi).
Progetti improvvisati versus modello progetto
Sono due approcci, a mio avviso agli antipodi, nel primo chi ha il potere fa un passo indietro e lo offre a chi il potere lo subisce accettando “progetti improvvisati”, nel secondo caso chi ha il potere lo esercita sugli altri in nome dell’efficacia di un più dogmatico “modello progetto” che non deve essere contraddetto per preservare la sua efficacia.
Per questo mentre nel Pd il correntismo è dilaniante (perché a chi tocca arriva esercizio del potere vero e quindi è un continuo tentativo di opa, la speranza che tocchi a la nuova corrente questa volta) nei 5s il correntismo è più un modo fluido di sopravvivere perché in fondo il metodo, che è più forte del progetto, permette a chiunque di assumere il potere perché poi a sua volta è riconsegnato in basso.
I concorsi tra Raggi e Gualtieri
Ad esempio tornando all’architettura, i concorsi di progettazione sono stati interpretati come strumento operativo dalla Giunta Raggi che ha favorito gli uffici che ne avessero fatto ricorso, a prescindere dal colore politico ma come buona pratica. La Giunta Gualtieri invece lo interpreta come strumento alto per mettersi una sorta di medaglietta di procedura virtuosa. Anche qui la modalità è agli antipodi. Da un lato il tentativo di immettere nel sistema una modalità di procedura virtuosa dall’altra un modo di ostentazione di bravura.